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La delegazione Dc, guidata dal Segretario Politico, Giuseppe Pizza, ha reso omaggio ad Aldo Moro, in via Caetani a Roma
PIZZA: DA MORO UNA GRANDE LEZIONE PER UNA POLITICA CHE RINNOVI IL PAESE

Il ricordo del Segretario della Democrazia Cristiana a 30 anni dalla scomparsa dello Statista
“ Moro è qui, con tutta la Dc”. Il grido dei giovani democratici cristiani, un grido nato spontaneamente durante i lunghi e terribili 54 giorni della prigionia del Presidente del Consiglio Nazionale Dc, si spense drammaticamente quella mattina del 9 Maggio 1978 dinanzi al cadere definitivo di tutte le speranze; anche le ultime.
La Dc, l’Italia, il mondo intero, con Papa Paolo VI in testa, avevano invano confidato in un estremo segno di umanità e di resipiscenza da parte delle Brigate Rosse.
Quelle attese, invece, non furono corrisposte e Moro fu riconsegnato senza vita ai Suoi cari ed al Suo Partito.
La Democrazia Cristiana, con Lui, perse una delle più grandi, complete ed insostituibili personalità della sua storia.
Secondo alcuni, così, quel 9 Maggio sarebbe iniziato un declino destinato a concludersi, circa 15 anni dopo, con la sparizione dalla scena politica del partito cui era stato legato, in massima parte, anche grazie ad Aldo Moro, il cammino del Paese verso la modernità, la crescita economica e sociale, una più consapevole maturità democratica e rappresentativa.
Su queste affermazioni, in effetti, siamo ancora troppo vicini a quei giorni per poter esprimere un giudizio storico equilibrato e scevro da condizionamenti emotivi.
Certo è, comunque, che, con il ritrovamento del corpo inanimato di Moro, quel 9 Maggio di trenta anni fa, si avviò un processo di profonda trasformazione degli equilibri politico- istituzionali, prima, e dell’intera società italiana, poi.
In qualche modo, quella possente crisi vissuta dall’Italia tra il 16 Marzo ed il 9 Maggio 1978 smosse nel profondo le coscienze e le consapevolezze radicate, personali e collettive. Cominciò a scandire i tempi del superamento dell’esperienza politica del secondo dopo guerra.
In fondo, anche i successivi sommovimenti internazionali, conseguenti alla caduta del Muro di Berlino, arrivarono nel corso di uno smottamento progressivo ed inarrestabile in atto da molto tempo prima.
Erano già, infatti, cominciate a venire al pettine alcune grandi questioni del Paese. Quelle questioni che solo una paziente e sagace opera di tessitura aveva saputo tenere, fino ad allora, dentro margini equilibrati e gestibili.
In particolare, riguardavano i rapporti tra Politica e gestione delle Istituzioni, da un lato, e tra Politica e Cittadini, dall’altro, con quella che fu giornalisticamente tradotta attraverso l’espressione “ tangentopoli- mani pulite”; la riorganizzazione della struttura produttiva, economica e finanziaria, con le conseguenti profonde trasformazioni che interessavano i cittadini, sia nella loro dimensione individuale, sia come entità collettive o di gruppi strutturati ed organizzati; l’evoluzione, secondo alcuni l’impoverimento, dei processi di acculturazione fortemente condizionati e messi a dura prova dalla perdita della capacità di tenuta da parte della famiglia, dal progressivo depauperamento del sistema pubblico scolastico e formativo, dai nuovi processi innescati nel mondo della comunicazione e dell’informazione, in particolare con il superamento del monopolio televisivo.
E’ chiaro che gli esiti di tutti questi fenomeni non dipendevano esclusivamente da una sola persona. Neppure potevano dipendere, solamente, da una sia pure gigantesca figura quale quella propria della personalità di Aldo Moro.
L’eliminazione del Presidente Dc, con tutti i “ veleni” introdotti nel confronto tra i partiti, e negli stessi partiti, durante il lungo sequestro, contribuì, però, alla sostanziale modifica del quadro politico complessivo di riferimento.
Impoverì quel “ metodo” del dialogo e dell’ascolto che aveva contraddistinto fino ad allora le relazioni tra le diverse forze politiche. Finì per condizionare fortemente il decennale equilibrio faticosamente raggiunto e mantenuto tra i diversi “pezzi” di Stato; equilibrio il quale aveva, comunque, contribuito a garantire al Paese un assetto istituzionale condiviso.
Non è un caso che iniziarono, allora, ad essere messe in discussione, persino, l’idea stessa di unità nazionale e le politiche di solidarietà e di riequilibrio socio-economico, in qualche modo elemento di garanzia reciproco tra le diverse aree geografiche, in particolare Nord e Sud, fortemente scompensate fra di loro.
Con la morte di Aldo Moro, insomma, si può sinteticamente dire che cominciò a trasformarsi profondamente, se non a scomparire la Politica.
Almeno, nelle forme in cui essa, nel nostro Paese, era stata conosciuta ed era andata dispiegandosi per oltre 30 anni.
I partiti, intesi come fenomeno organizzato di massa, non ne erano più i sacerdoti e gli attori esclusivi. Gli interessi esterni al Parlamento cominciarono ad utilizzare nuove ed inedite forme di rappresentanza e di pressione, anche con una spregiudicatezza fino ad allora sconosciuta.
L’uso continuo di una parte delle inchieste avviate dalla Magistratura, con la risonanza mediatica assicurata, al di là di ogni ragionevole verifica e conferma in sede giudicante, finirono per condizionare pesantemente le trasformazioni, pure necessarie, che il sistema politico – istituzionale avrebbe dovuto autonomamente avviare per adeguare il proprio ruolo e la propria autorevolezza alle effettive esigenze del Paese.
Forse, senza neppure saperlo, i brigatisti eliminarono l’uomo politico che più degli altri era riuscito, invece, dopo i sommovimenti del ’68, a riconciliare, almeno in parte, Politica e Società Civile e ad indicare quella via del “ confronto e del rinnovamento” in grado di traghettare l’Italia verso una forma di compiuta democrazia, effettivamente moderna ed europea.
Credo che di Aldo Moro dovremmo, nell’Italia di oggi, recuperare soprattutto la dimensione di una Politica che sia ascolto, servizio per gli altri, solidarietà, spirito di sacrificio; tutto ciò, insomma, di cui abbiamo bisogno per rinnovare realmente il Paese.
Giuseppe Pizza
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