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COMUNICATO STAMPA DEL 13 MAGGIO

 

Comunicato Stampa

 

 

IL PRESIDENTE  GIANFRANCO FINI, INTITOLA UNA SALA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI AD ALDO MORO

 

 

La Sala Gialla della Camera dei Deputati, una delle più prestigiose stanze del Palazzo Montecitorio, è stata intitolata ad Aldo Moro, in occasione del trentennale della sua morte, seguita al sequestro di 56 giorni ed all’uccisione dei suoi cinque uomini di scorta.

E’ stato il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, a tenere il discorso ufficiale, alla presenza della figlia dello Statista Dc, Agnese Moro, e a numerosi esponenti politici appartenenti a tutti i partiti rappresentati in Parlamento ed, in particolare, di estrazione democratico cristiana.

Il Presidente Fini ha ricordato la figura di Moro, mettendone in risalto il ruolo soprattutto di lettore preveggente dei fenomeni che di lì a poco avrebbero interessato e coinvolto l’intera società italiana.  Fini ha, quindi, ricordato come Moro utilizzasse sempre il metodo dell’ascolto e del dialogo verso le altre forze politiche e verso tutte le componenti costituenti il tessuto connettivo della realtà italiana.

Al termine del suo intervento, il Presidente della Camera ha scoperto un busto ed una lapide che ricorda lo Statista cattolico.

Tra le personalità presenti vi era anche il Segretario della Democrazia Cristiana, Giuseppe Pizza, il quale ha sottolineato come sia davvero confortante vedere che attorno al ricordo ed ai valori di Aldo Moro si ritrovino esponenti di tutte le espressioni politiche e culturali italiane. Il riferimento al Suo pensiero - ha concluso Pizza - è diventato un patrimonio condiviso e noi democratici cristiani non possiamo che compiacerci di ciò, trovando in questo la conferma di quanto sia cresciuta la democrazia italiana, anche grazie all’apporto  della Dc.  

 

LA DC TORNA AL GOVERNO

                                                       

 

                            LA DC  TORNA AL GOVERNO DOPO 14 ANNI

 

                                                  

 

PIZZA: UN ONORE PER ME SERVIRE IL PAESE ED IL PARTITO CON UN INCARICO ISTITUZIONALE COSI’ PRESTIGIOSO

 

 

Giuseppe Pizza, Segretario Politico della Democrazia Cristiana, è stato nominato dal Presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica.

Dopo 14 anni, così, la Democrazia Cristiana torna ad occupare un incarico di Governo.

“ E’ un onore per me- ha dichiarato il Segretario della Democrazia Cristiana- servire il Paese ed il Partito con un incarico istituzionale così prestigioso

Al Presidente  Silvio Berlusconi va il mio grazie più sentito per il riconoscimento che ha voluto esprimere, soprattutto, nei confronti della Democrazia Cristiana con il pieno accordo ed il sostegno anche da parte del Presidente della Camera, Gianfranco Fini.”

 

NEL RICORDO DI ALDO MORO

   

La delegazione Dc, guidata dal Segretario Politico, Giuseppe Pizza,  ha reso omaggio ad Aldo Moro, in via Caetani a Roma

 

PIZZA: DA MORO UNA GRANDE LEZIONE PER UNA POLITICA CHE RINNOVI IL PAESE

 

                                       

                                                                                                         

Il ricordo del Segretario della Democrazia Cristiana a 30 anni dalla scomparsa dello Statista

 

 

“ Moro è qui, con tutta la Dc”. Il grido dei giovani democratici cristiani, un grido nato spontaneamente durante i lunghi e terribili 54 giorni della prigionia del Presidente del Consiglio Nazionale Dc, si spense drammaticamente quella mattina del 9 Maggio 1978 dinanzi al cadere definitivo di tutte le speranze; anche le ultime.

La Dc, l’Italia, il mondo intero, con Papa Paolo VI in testa, avevano invano confidato in un estremo segno di umanità e di resipiscenza da parte delle Brigate Rosse.

Quelle attese, invece, non furono corrisposte e Moro fu riconsegnato senza vita ai Suoi cari ed al Suo Partito.

La Democrazia Cristiana, con Lui, perse una delle più grandi, complete ed insostituibili personalità della sua storia.

Secondo alcuni, così, quel 9 Maggio sarebbe iniziato un declino destinato a concludersi, circa 15 anni dopo, con la sparizione dalla scena politica del partito cui era stato legato, in massima parte, anche grazie ad Aldo Moro, il cammino del Paese verso la modernità, la crescita economica e sociale, una più consapevole maturità democratica e rappresentativa.

Su queste affermazioni, in effetti, siamo ancora troppo vicini a quei giorni per poter esprimere un giudizio storico equilibrato e scevro da condizionamenti emotivi.

Certo è, comunque, che, con il ritrovamento del corpo inanimato di Moro, quel 9 Maggio di trenta anni fa, si avviò un processo di profonda trasformazione degli equilibri politico- istituzionali, prima, e dell’intera società italiana, poi.

In qualche modo, quella possente crisi vissuta dall’Italia tra il 16 Marzo ed il 9 Maggio 1978 smosse nel profondo le coscienze e le consapevolezze radicate, personali e collettive. Cominciò a scandire i tempi del superamento dell’esperienza politica del secondo dopo guerra.

In fondo, anche i successivi sommovimenti internazionali, conseguenti alla caduta del Muro di Berlino, arrivarono nel corso di uno smottamento progressivo ed inarrestabile in atto da molto tempo prima.

Erano già, infatti, cominciate a venire al pettine alcune grandi questioni del Paese. Quelle questioni che solo una paziente e sagace opera di tessitura aveva saputo tenere, fino ad allora, dentro margini equilibrati e gestibili.

In particolare, riguardavano i rapporti tra Politica e gestione delle Istituzioni, da un lato, e tra Politica e Cittadini, dall’altro, con quella che fu giornalisticamente tradotta attraverso l’espressione “ tangentopoli- mani pulite”; la riorganizzazione della struttura produttiva, economica e finanziaria, con le conseguenti profonde trasformazioni  che interessavano i cittadini, sia nella loro dimensione individuale, sia come entità collettive o di gruppi strutturati ed organizzati; l’evoluzione, secondo alcuni l’impoverimento, dei processi di acculturazione fortemente condizionati e messi a dura prova dalla perdita della capacità di tenuta da parte della famiglia, dal progressivo depauperamento del sistema pubblico scolastico e formativo, dai nuovi processi innescati nel mondo della comunicazione e dell’informazione, in particolare con il superamento del monopolio televisivo.

E’ chiaro che gli esiti di tutti questi fenomeni non dipendevano esclusivamente da una sola persona. Neppure potevano dipendere, solamente, da una sia pure gigantesca figura quale quella propria della personalità di Aldo Moro.

L’eliminazione del Presidente Dc, con tutti i “ veleni” introdotti nel confronto tra i partiti, e negli stessi partiti, durante il lungo sequestro, contribuì, però, alla sostanziale modifica del quadro politico complessivo di riferimento.

Impoverì quel “ metodo” del dialogo e dell’ascolto che aveva contraddistinto fino ad allora le relazioni tra le diverse forze politiche. Finì per condizionare fortemente  il decennale equilibrio faticosamente raggiunto e mantenuto tra i diversi “pezzi” di Stato; equilibrio il quale aveva, comunque, contribuito a garantire al Paese un assetto istituzionale condiviso.

Non è un caso che iniziarono, allora, ad essere messe in discussione, persino, l’idea stessa di unità nazionale e le politiche di solidarietà e di riequilibrio socio-economico, in qualche modo elemento di garanzia reciproco tra le diverse aree geografiche, in particolare Nord e Sud, fortemente scompensate fra di loro.

Con la morte di Aldo Moro, insomma, si può sinteticamente dire che cominciò a trasformarsi profondamente, se non a scomparire la Politica.

Almeno, nelle forme in cui essa, nel nostro Paese, era stata conosciuta ed era andata dispiegandosi per oltre 30 anni.

I partiti, intesi come fenomeno organizzato di massa, non ne erano più i sacerdoti e gli attori esclusivi. Gli interessi esterni al Parlamento cominciarono ad utilizzare nuove ed inedite forme di rappresentanza e di pressione, anche con una spregiudicatezza fino ad allora sconosciuta.

L’uso continuo di una parte delle inchieste avviate dalla Magistratura, con la risonanza mediatica assicurata, al di là di ogni ragionevole verifica e conferma in sede giudicante, finirono per condizionare pesantemente le trasformazioni, pure necessarie, che il sistema politico – istituzionale avrebbe dovuto autonomamente avviare per adeguare il proprio ruolo e la propria autorevolezza alle effettive esigenze del Paese.

Forse, senza neppure saperlo, i brigatisti eliminarono l’uomo politico che più degli altri era riuscito, invece, dopo i sommovimenti del ’68, a riconciliare, almeno in parte, Politica e Società Civile e ad indicare quella via del “ confronto e del rinnovamento” in grado di traghettare l’Italia verso una forma di compiuta democrazia, effettivamente moderna ed europea.

Credo che di Aldo Moro dovremmo, nell’Italia di oggi, recuperare soprattutto la dimensione di una Politica che sia ascolto, servizio per gli altri, solidarietà, spirito di sacrificio; tutto ciò, insomma, di cui abbiamo bisogno per rinnovare realmente il Paese.

 

Giuseppe Pizza

 

 

DIPARTIMENTO TESSERAMENTO DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA

COMUNICATO DEL DIPARTIMENTO DEL TESSERAMENTO

 

In ottemperanza alla Delibera del Consiglio Nazionale adottata in data 18 aprile si comunica che, in deroga all'art. 4 dello Statuto, il termine ultimo per il rinnovo del tesseramento è fissato al 30 giugno 2008.

Si rammenta che le quote fissate dalla Direzione Nazionale sono: €.10,00 per i giovani fino ai 30 anni e per gli over 65 anni, €. 20,00 per la fascia che va dai 30 ai 65 anni.

Nella sezione Organizzativo/Tesseramento troverete le modalità per il rinnovo.

 

LETTERA DEL SEGRETARIO PIZZA AI MASSIMI ORGANI DELLO STATO

                                                     

                                                                  

 

Il Segretario Politico Giuseppe Pizza ha inviato, in data odierna, una lettera al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri ed al Ministro dell'Interno.

 

                                   leggi il testo della lettera

 

SOLO SE UNITI SAREMO FORTI (ALCIDE DE GASPERI)

Sent. N. 19381/2006, Cron. N. 6336/2006, Rep. 15143/06 che ordina l’estromissione dal processo del “Partito della Democrazia Cristiana” costituito in persona di Palmiro Scalabrin ed Angelo Sandri e accoglie la domanda principale proposta dal Partito della Democrazia Cristiana costituito in persona di Armando Lizzi e Giuseppe Pizza e per l’effetto condanna il partito Cristiani Democratici Uniti – C.D.U. – a cessare ogni molestia nei confronti dell’attore in ordine all’uso in qualunque sede del nome Democrazia Cristiana e del simbolo costituito da uno scudo crociato con scritta Libertas.

Scarica testo integrale

Scarica Sentenza

 

N.B. Si rammenta che l'uso del codice fiscale e della partita iva nazionale potrà avvenire solo dietro autorizzazioni scritte da parte del Segretario Amministrativo,  Dr. Armando Lizzi

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