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Relazione del Segretario Pizza al Consiglio Nazionale del 15 luglio 2011

 

HOTEL SUMMIT DI ROMA – 15 LUGLIO 2011

CONSIGLIO NAZIONALE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA

 

 

Amiche ed Amici,

ricordo a me stesso e a voi che la Direzione Nazionale della Democrazia Cristiana riunita l’8 aprile scorso, a Roma, ha approvato, tra l’altro, uno dei documenti politici finali contenente il preciso mandato al Segretario Nazionale di verificare e “compattare su una ipotesi federativa unitaria le formazioni che si richiamano, in particolare, alla tradizione culturale e politica della Democrazia Cristiana” e del popolarismo europeo, per un rinnovato ruolo ed una più incisiva presenza della nostra e della comune ragione politica.

Ebbene, amici, mentre vi do conto di questa iniziativa, sento il bisogno oltre che il dovere di ringraziare il Sen. Ortensio Zecchino che ad Avellino, solo alcuni giorni fa, ha organizzato in maniera impeccabile un’anteprima di grandissimo spessore, con la presenza di autorevoli personalità del mondo politico – ad Avellino sono convenuti il capogruppo di “azione responsabile” Luciano Sardelli, l’ex sottosegretario al lavoro Pasquale Viespoli, l’ex vice ministro Urso, l’On Antonio Milo e il sottosegretario agli esteri Enzo Scotti - che pur provenendo da esperienze diverse intendono impegnarsi in un percorso comune che dia respiro e prospettiva alla politica nel nostro Paese, facendo propria la lezione di Luigi Sturzo e del popolarismo europeo.

Non solo le ultime elezioni politiche, ma anche le recenti elezioni amministrative ed il risultato dei referendum hanno confermato ancor più l’esigente necessità di una rimodulazione della nostra strategia elettorale e politica.

Se intendiamo effettivamente e realisticamente raggiungere l’obiettivo di rafforzare, potenziare ed ampliare il nostro ruolo all’interno dell’ormai consolidata ed imprescindibile alleanza strategica con il Popolo della Libertà, con il Presidente Berlusconi e con Angelino Alfano, al quale vanno i nostri auguri di buon lavoro,

noi democratici cristiani, mi sia consentito, abbiamo la responsabilità, a maggior ragione in un tempo di grandi incertezze come quello attuale, laddove il messaggio e la narrazione dei fatti politici prendono il sopravvento sulla costruzione delle proposte politiche, di fare ancora più nostra l’ineguagliata intuizione di Aldo Moro, che seppe leggere profeticamente i tempi nuovi che si apprestavano, per poter attrezzare ed esigere per tempo anche strutturali cambiamenti del nostro impegno civile e della comune militanza politica.

Amici, proprio per questa nostra tenace ed appassionata presenza possiamo affermare con profonda soddisfazione che la storia politica della Democrazia Cristiana, che ha caratterizzato il XX secolo, tra alterne fortune ed alterne vicissitudini, non si è conclusa nel 1994!

Una strada, quella intrapresa da tanti amici, resa ancora più credibile dal valore della coerenza e della fedeltà a quella ispirazione culturale e politica, che ci ha accompagnato e ci accompagnerà nel prosieguo di una realistica e straordinaria avventura umana e politica.

Nell’impostare le nostre scelte abbiamo sempre attinto dalla specificità della nostra esperienza storica, pur partendo dall’analisi degli eventi avvenuti negli ultimi anni e che hanno sconvolto assetti che sembravano “eterni”.

Anni che hanno riproposto, in forme nuove ed originali, antichi ed irrisolti problemi e ridato accelerazione alla storia.

Siamo partiti da una ricognizione, per quanto possibile, delle specifiche problematiche istituzionali economiche e sociali del nostro Paese e delle nostre comunità, per offrire un minimo contributo di proposte.

Non vi è stata nessuna concessione alle mode, né rincorsa demagogica ed utilitaristica ad altrui progetti.

Tant’è che la Democrazia Cristiana, il nostro Partito, nonostante le oggettive difficoltà rappresentate da una evidente accelerazione verso una forte semplificazione partitica e di coalizione, confermata in pieno dai risultati delle elezioni politiche del 2008, che hanno di fatto determinato una polverizzazione delle terze forze ed una totale desertificazione dei partiti minori, ha deciso in piena autonomia, percorsi distinti dal Popolo della Libertà, laddove invece avrebbe potuto facilmente rincorrere utilità marginali: in verità lontane dai nostri orizzonti politici e personali.

Noi invece abbiamo scelto di comprendere i punti di crisi, per offrire la peculiarità del nostro contributo di elaborazione e di proposta; ed i punti di forza per proseguire e continuare a crescere sui nuclei vitali della nostra società.

Abbiamo dunque rivolto lo sguardo al futuro, individuando alcuni percorsi da continuare,progettandone altri, per poter rispondere con efficacia, ed innanzitutto, all’evidente scollamento tra società e politica; alla crisi di rappresentatività e di governabilità del Paese.

E’ questa, amici, in sintesi l’attuale cifra della nostra comune ambizione politica!

Prima ho fatto riferimento alle ultime elezioni politiche del 2008: non a caso!

Ebbene, con le ultime elezioni politiche, e gli interventi che ha registrato la manifestazione di Avellino hanno concordato su questa analisi, si è di fatto amplificata la già latente crisi ed una deriva ormai strutturale del modello di democrazia rappresentativa, così come l’avevamo immaginata fino ad oggi.

Oggi i partiti sono strumenti del leader di turno che li rappresenta: mentre ieri ne erano la fonte di legittimazione.

Inoltre, alla funzione della rappresentanza si è sostituita la funzione della rappresentazione: maturata e prodotta in un processo progressivo di mutamento culturale e sociale, che corrisponde ed incarna, piaccia o non piaccia, l’attuale tempo storico della politica e della vita pubblica con cui confrontarsi ed in cui cercare di esplicitare, oltre la testimonianza, il contento della nostra proposta politica.

Un processo evidentemente sostenuto ed alimentato, quale principale concausa, dall’attuale sistema elettorale; che deprime ogni partecipazione attiva! Per la verificata assenza di una partecipata decisione e una auspicabile scelta e, pertanto, del necessario e vitale rapporto tra elettore ed eletto, tra eletto e territorio.

Legge elettorale, inoltre, decisamente responsabile della più consistente e diffusa astensione, fino ai picchi massimi registrati nelle recenti elezioni amministrative quali suoi epifenomeni, ed il cui identikit risulta invero di difficile tracciabilità: perché trasversale all’intero elettorato.

Vorrei aggiungere inoltre che la semplificazione di fatto realizzata in Parlamento ha provocato la scomparsa di culture che hanno segnato direttamente e indirettamente la vicenda politica nazionale e la storia del nostro Paese. Determinando da un lato un inusitato aspetto di atrofizzazione del sistema politico ed istituzionale ; e dall’altro lato appalesando un evidente deficit di rappresentanza di una parte di società “dispersa”, ma ancora consistente.

Da qui, amiche ed amici del Consiglio Nazionale, la responsabile ed avveduta scelta, ormai non più eludibile e rinviabile, di una rinnovata presenza e di un rinnovato impegno per “assorbire” quella parte di società “dispersa”, in cerca di riferimenti e di considerazione politica; e che ha urgenza di trovare un interlocutore affidabile e credibile, per una effettiva rappresentanza delle istanze sociali e politiche non rappresentate e pertanto inespresse.

Una azione politica, per fortuna, che non vede solo noi protagonisti; ma in cui si rispecchiano preziose e importanti presenze, con le quali il dialogo è aperto da tempo e che oggi, concretamente, possono essere condotte a sintesi. Un obiettivo realistico e responsabile ed il futuro crinale politico-programmatico su cui misureremo la effettiva capacità di penetrazione elettorale, esiziale nell’attuale contesto, per una maggiore e più incisiva agibilità della nostra comune ragione politica.

Pensiamo, ad esempio, all’ormai imminente ed incombente riforma sul federalismo; che vede la commissione bicamerale impegnata in un “check up” dei decreti già approvati. Probabilmente un federalismo da riscrivere per diversi aspetti, tra cui: la revisione dei meccanismi che guidano la compartecipazione Iva, la definizione dei livelli di finanziamento da assicurare ai Comuni, i sistemi di perequazione, per allentare le distanze fra amministrazioni dal fisco “ricco” ed enti meno fortunati, giacché a minore capacità contributiva.

In sostanza il federalismo può essere l’occasione per inserire la questione meridionale in un quadro di compatibilità nazionale.

E’ questo uno dei temi sui quali è possibile un’azione comune!

Ma, amiche ed amici del Consiglio nazionale, per poter incidere e condizionare questo processo riformatore è più che mai indispensabile che la comune area culturale e politica di riferimento faccia massa critica e realizzi al più presto ogni opportuna convergenza a sostegno delle comuni elaborazioni politico-programmatiche.

Non vi è solo la riforma federalista!

Pensiamo alla politica estera, come grande cornice per la politica italiana; alla famiglia, non solo come concetto etico e antropologico della società; all’unità politica e morale del Paese e l’esigenza di riforme elettorali e istituzionali; alla questione meridionale come questione nazionale, all’istruzione e la cultura ed ai necessari investimenti per la ricerca scientifica e tecnologica; alla qualità e soprattutto alla tutela della vita, contro, l’attuale deriva laicista e nichilista.

Con uno sguardo privilegiato sul mezzogiorno d’Italia, come più volte abbiamo affermato e sostenuto, con documenti specifici nelle diverse sessioni di lavoro degli organi nazionali del nostro partito, oltre che con iniziative programmate sul territorio.

La crisi continua a colpire tutti, ma le aree più deboli del Paese sono quelle che pagano il prezzo maggiore.

Il ministro del Tesoro ha dimostrato di essere un ottimo guardiano dei conti pubblici: ma non della crescita e dello sviluppo.

Il Sud presenta segni crescenti di vulnerabilità economica e sociale.

Il divario sul reddito procapite aumenta: sotto i 15mila euro per la Campania contro i 30mila del Nord.

Qualcuno ha detto che siamo più vicini ai 12 mila dollari della Libia!

La disoccupazione giovanile ha quasi raggiunto il 40% e ci sono zone di povertà che aumentano vertiginosamente, con le famiglie sempre meno assistite dalle strutture pubbliche.

Scontiamo, conti fatti, anche una notevole riduzione dei trasferimenti. Basti pensare che ad oggi nella sanità e nel welfare abbiamo 80 euro per cittadino meno della media nazionale.

Si contrae l’occupazione, si delinea un declino demografico con un forte calo della natalità e un flusso di uscite di oltre 100mila persone all’anno: la maggior parte giovani che lasciano il Sud, per realizzare altrove le speranze di valorizzazione professionale.

Noi pertanto dobbiamo e vogliamo rilanciare la battaglia per il Sud: il nodo ancora irrisolto che ha segnato la storia d’Italia dall’unità in poi.

La Federazione che andremo a costruire, amici, dovrà prioritariamente farsi carico di stimolare un deciso ripensamento della politica per il Sud.

Infatti mentre nel Nord la tentazione di inseguire la Lega è stata forte; nel Sud la politica è rimasta prigioniera di un vecchio rivendicazionismo e non ha fornito una buona prova di governo in molte importanti realtà.

E’ necessario che cambi la qualità della politica: giacché non si difenderanno le ragioni del Sud semplicemente riproponendo un meridionalismo solo affamato di finanziamenti.

Nessuna politica per il Mezzogiorno può e potrà essere credibile quindi se non viene concepita come parte di un disegno riformatore nazionale.

Ci sarebbero ulteriori questioni da affrontare, ulteriori importanti ed irrisolte problematiche sulle quali orientare la nostra attenzione ed il comune impegno del partito, al centro e in tutto il territorio.

Abbiamo il dovere di attrezzare il partito in maniera adeguata, nel rispetto delle scadenze previste dallo statuto, sia sotto il profilo politico che concretamente, nell’azione quotidiana. Ed abbiamo l’esigenza della massima chiarezza. Chi insegue altri percorsi, lo dica con chiarezza e ne tragga le conseguenze. Massimo rispetto e considerazione, ma niente pasticci. Quanto a noi, in presenza di scelte diverse da quelle determinate dai nostri Congressi e dagli organi del partito che ne sono deputati, non potremo non applicare lo statuto vigente.

Mentre confermiamo la nostra alleanza strategica con il Popolo della Libertà e il nostro pieno sostegno al Governo Berlusconi, dobbiamo

impegnarci ulteriormente per far evolvere le nostre intuizioni in scelte di governo sempre più in sintonia con il comune sentire della nostra area culturale e politica di riferimento.

Solo così saremo in grado di offrire rifugio e speranza, oltre la testimonianza, ad aspettative ed attese; di ridare fiducia a tutti coloro i quali manifestano la loro disaffezione per tutto ciò che riguarda la politica e, in una certa misura, anche lo Stato e le istituzioni; e di rinnovare e sostenere, nell’attuale tempo storico, una credibile offerta di impegno civile e di rappresentanza.

Tanti amici che si riconoscono nella tradizione e nell’area del popolarismo europeo attendono legittimamente un momento di sintesi ed una proposta capaci di rimettere al centro dell’agenda politica questa cultura.

Lo sappiamo bene che le incertezze e i rischi del cambiamento non possono essere evitati; ma è in carico principalmente alla nostra responsabilità politica il coraggio di indicare, senza equivoci, una più esigente ed attuale aspirazione, sostenuta nella piena consapevolezza storica di una rinnovata e più incisiva presenza.

Per costruire una Federazione unitaria che concorra significativamente, assieme ai nostri alleati del Popolo della Libertà, a ridare ai cittadini italiani una rinnovata fiducia sugli stessi valori che hanno determinato la costruzione dell’Italia moderna, liberale e democratica, e che rappresentano i valori vincenti anche per gli anni a venire e per le future generazioni, è necessario e con urgenza attrezzare il nostro partito, anche sotto il profilo organizzativo, per essere protagonisti e non solo spettatori di un percorso politico importante. E’ per questo che chiedo al Consiglio Nazionale di sostenere e rafforzare il ruolo della Segreteria, là dove ci siano organi regionale e provinciali scaduti o situazioni commissariali protratte e non più sostenibili.

Un partito cosciente del proprio ruolo e dei propri obiettivi non potrà che potenziare in maniera convinta e senza timori di essere fagocitato una Federazione che potrà in maniera esponenziale farne crescere il peso politico e dare corpo ai valori del cattolicesimo democratica nella direzione di un moderno e maggioritario partito popolare europeo. “Uniti saremo forti”, potremo dire con Luigi Sturzo, e la comune matrice della dottrina sociale della Chiesa sarà il timone che darà cuore ed anima al nostro futuro!

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