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Un dizionario per l'immigrazione italiana nel mondo

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Dopo Camera e Senato, approda alla Grandi Officine di Torino l’iniziativa di Mina Cappussi e di Tiziana Grassi

L’indirizzo di saluto di Giuseppe Pizza, Sottosegretario di Stato e Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana.

SERVIZIO ESCLUSIVO DI NICOLA DI MONACO


Nel fiorire di iniziative e di manifestazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia il Progetto di costruire in progress un Dizionario della Emigrazione Italiana nel Mondo è senza ombra di dubbio tra i più originali e tra i più significativi. Che poi al vertice di questo impegno culturale e di grande impatto sociale ci sia Mina Cappussi, giornalista ed esponente di spicco della Democrazia Cristiana abruzzese, è motivo in più di attenzione e di incoraggiamento da parte di Giuseppe Pizza, Sottosegretario di Stato alla Pubblica Istruzione e Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana.
L’iniziativa, già presentata a Roma, alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, approda ora a Torino, prima capitale dell’Italia unita, nella prestigiosa sede delle Grandi Officine.
“L’idea semplice e lineare di fissare in un vocabolario il lessico relativo all’emigrazione italiana nel mondo – scrive in un indirizzo di saluto Giuseppe Pizza -  non avrebbe potuto rendere meglio il percorso unitario del nostro Paese,  proprio in questi anni in cui l’Italia da paese di emigrazione si è trasformato in paese di accoglienza.”
“Il Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca - prosegue il Sottosegretario Pizza - mentre plaude a una iniziativa destinata a lasciare una traccia profonda nella vita e nella cultura del nostro Paese, esprime per mio tramite tutta l’attenzione e l’interesse perché il Dizionario dell’Emigrazione Italiana possa diventare uno strumento attivo nel mondo della Scuola e della Formazione, un patrimonio da valorizzare e da diffondere, un percorso nel quale possano ritrovarsi i sessanta milioni di residenti in Italia e gli oltre ottanta milioni di Italiani e di oriundi che vivono all’estero e che testimoniano con il loro lavoro e la loro presenza la vitalità di un Paese che, nelle alterne vicende della storia, ha saputo inserirsi tra le democrazie più avanzate del mondo.”
E ancora. “C’è da ritenere concluso un ciclo storico che, dai grandi flussi dell’emigrazione verso le Americhe della fine dell’ottocento e del primo decennio del novecento fino all’emigrazione verso i Paesi Europei e alla mobilità interna dalle Regioni del Sud al triangolo industriale del Nord del secondo dopoguerra, ha visto maturare in milioni di lavoratori la coscienza e la consapevolezza che, al di là della ricerca del benessere economico e dell’inserimento nel tessuto sociale dei Paesi di emigrazione, sono stati messaggeri e testimoni di valori e di  culture che, nelle grandi trasformazioni che hanno fatto del pianeta  un villaggio globale, operano per un mondo di pace e nel quale il progresso possa essere coniugato con la giustizia sociale e il rispetto della persona.”
“Ritengo, perciò, - conclude Giuseppe Pizza - di incoraggiare al massimo lo sforzo che vede impegnati nel progetto eminenti e qualificati esperti e uomini di cultura ma anche tanti emigrati di generazioni successive, oggi inseriti in maniera organica al vertice della politica, della imprenditoria e della cultura dei Paesi di adozione.”






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