L’ITALIA VERSO IL PARTITO POPOLARE EUROPEO
SI RIPARTE DA SETTE: ZECCHINO, SARDELLI, MILO, URSO, VIESPOLI, PIZZA E SCOTTI
Alla presenza di sindaci, amministratori locali, parlamentari regionali e una folla di militanti e appassionati di politica vissuta sul territorio e tra la gente, con la condivisione di problemi, di speranze e di capacità di guardare al futuro
Servizio in esclusiva di NICOLA DI MONACO
Bagno di folla ad Avellino, presso l’Hotel de la Ville, per il battesimo del movimento politico che intende costruire in Italia il “popolarismo europeo”.
Nell’anteprima irpina e in vista di una “convention nazionale”, annunciata per settembre a Roma, il movimento parte da sette: Ortensio Zecchino, Luciano Mario Sardelli, Antonio Milo, Adolfo Urso, Pasquale Viespoli, Giuseppe Pizza e Vincenzo Scotti.
Ne hanno parlato con entusiasmo e passione, da posizioni politiche diverse, davanti ad una platea silenziosa e attenta, la folla delle grandi occasioni, come si conviene ad un battesimo di lusso e agli avvenimenti dei quali poi si dirà “c’ero anch’io”.
Il Sen. Ortensio Zecchino - già Ministro dell’Università e della ricerca, docente di istituzioni medioevali, Presidente dell’Istituto di ricerche genetiche BIOGEM – ha introdotto i lavori, ha tracciato un ampio quadro dello scenario politico in Italia ed ha spiegato la natura e gli obiettivi del movimento che intende avere come riferimento la lezione politica di Luigi Sturzo e il partito popolare europeo.
L’ On. Luciano Mario Sardelli - pediatra, scrittore, capogruppo alla Camera di “Iniziativa Responsabile” – ha testimoniato lo stato di disagio della politica in Italia nel contesto dei problemi del Paese e delle esigenze di costruire nella chiarezza il percorso dell’Europa.
L On. Antonio Milo - imprenditore di Agerola, Commissione Finanze alla Camera, protagonista di Noi Sud – ha posto l’accento sulla esigenza di uno sviluppo del Mezzogiorno nel quadro di una politica nazionale unitaria e come problema comune del Mediterraneo.
L’ On. Adolfo Urso – giornalista, già Vice Ministro ed esponente di Futuro e Libertà - ha parlato dell’otto luglio come una data storica, citando esplicitamente l’intervista di Berlusconi a Repubblica, nella quale il Presidente del Consiglio traccia le prospettive dell’Italia e fa i nomi di Angelino Alfano candidato al vertice del Governo e di Gianni Letta al Quirinale.
Il Sen. Pasquale Viespoli - funzionario di banca, già Sindaco di Benevento e Sottosegretario al Welfar – si è soffermato sulla crisi del centrodestra e sulla esigenza di una ripartenza unitaria nella direzione del partito popolare europeo.
Giuseppe Pizza - bibliofilo ed esperto di storia medioevale, Sottosegretario con Delega per la ricerca applicata ai beni culturali, segretario della Democrazia Cristiana – ha ricordato il percorso del popolarismo in italia e in Europa e la necessità di un dialogo costruttivo tra quanti hanno come riferimento i valori centrali della persona e di uno sviluppo a misura d’uomo.
L’ On. Vincenzo Scotti - già ai vertici della Democrazia Cristiana e più volte Ministro, Sottosegretario agli Esteri – ha messo in risalto la valenza e il significato politico del dibattito in corso e il percorso che deve caratterizzare la costruzione del popolarismo europeo in Italia.
Tratti comuni di tutti gli interventi sono stati la prospettiva di un unico grande partito del centrodestra in Italia aderente al PPE in Europa, valutazioni positive sul percorso tracciato da Angelino Alfano al vertice del Popolo delle Libertà e la volontà di costruire un programma e una alleanza sul versante del Centrodestra.
L’adesione di parlamentari regionali, di numerosi sindaci e
amministratori provinciali e locali è stata tutt’uno con l’ovazione che ha
chiuso l’intervento del Sottosegretario Scotti e l’appuntamento per una grande
“Convention Nazionale”, a settembre, a Roma.
Forse ad Avellino – questa, almeno, è l’impressione che si è avuta - dopo tutti i partiti di carattere personale e di natura faunofloreale che sono pullulati in Italia in questi ultimi due decenni, è nata una proposta politica che mette al centro le idee e i valori per i quali vale la pena di impegnarsi e non il carisma più o meno solido di una persona o di un leader, vero o presunto.
Un segnale di speranza per una “crisi”, aperta all’inizio degli anni novanta del secolo scorso e che ancora oggi si trascina e appesantisce la vita politica del Paese.
Non è un caso che nel corso el dibattito, dato atto del peso e del valore della discesa in campo di Silvio Berlusconi, sono stati ricordati espressamente i grandi nomi della politica del passato, citando oltre a De Gasperi, Berlinguer e Moro, anche quelli di Almirante e di Paietta, esponenti politici sempre in grado – al contrario della palude di oggi – di anteporre gli interessi del Paese e della comunità nazionale a quelli personali e di partito.
L’organizzazione, gli inviti e l’accoglienza, curati dallo staff del Sen. Zecchino, sono stati perfetti.




